UN MILIONE DI APPLAUSI

Trieste, maggio 2003 - Un milione di spettatori: prosegue senza sosta, verso questa soglia siderale, il tour italiano di "Notre Dame de Paris", l’opera pop di Riccardo Cocciante e Luc Plamondon che ormai è un caso senza precedenti nella storia del teatro musicale del nostro Paese.

"Molto probabilmente raggiungeremo il milione di spettatori proprio a Trieste", racconta Roberto Fregnani, rappresentante della produzione italiana di "Notre Dame de Paris" durante la conferenza stampa di presentazione della tournee nel capoluogo giuliano. "Una cifra mai raggiunta da nessun spettacolo in Italia, stiamo pensando di organizzare una grande festa per l’avvenimento", continua Fregnani, che ha accanto a sé due dei protagonisti principali dell’opera, Lola Ponce (Esmeralda) e Vittorio Matteucci (Frollo).

"E’ uno spettacolo di grandissimo impatto, e soprattutto una storia popolare", racconta Matteucci. "La forza della storia sta proprio in questo, il fatto di arrivare a tutti i cuori, a tutte le persone che vogliono semplicemente emozionarsi per una sera. Finora abbiamo toccato 23 città, e in tutte abbiamo avuto la prova della forza incredibile di questa storia."

"Notre Dame de Paris" farà tappa al Palasport di Trieste dal 31 maggio al 7 giugno, in collaborazione con il Teatro "Rossetti" che annuncia già altri grandi titoli in arrivo per la prossima stagione, dalla ripresa di "Grease" al nuovo allestimento di "Fame – Saranno Famosi".

L’opera di Cocciante si porta dietro un bagaglio di cifre impressionanti in termini di produzione, allestimento scenico, dimensioni del palco, chilometri di cavi, potenza degli impianti, numero di membri del cast tecnico e artistico; di questo, e di altro, parliamo proprio con Fregnani. Partendo da un argomento piuttosto "caldo": le basi musicali.

Perché in un allestimento così faraonico manca l’orchestra dal vivo? Come mai la scelta di usare le basi?

Le basi sono state scelte per un fatto artistico reale, perché una grande orchestra non riesce a riprodurre la dinamica che riesce invece a riprodurre un suono digitale. Soprattutto in certi allestimenti, dove siamo costretti a delle mediazioni, come nei Palasport dove, non essendo muniti di golfo mistico, diventerebbe molto difficile l’amplificazione di una orchestra, mentre con un suono digitale si riesce a dare quella forza e quel volume necessari a creare comunque l’emozione della musica.

Eppure in tanti hanno criticato questa scelta... Non si ha l’impressione di assistere ad un grande karaoke?


No, non è la stessa cosa... Perché comunque l’emozionalità della musica c’è, è riprodotta, e l’importante è che la musica riesca a trasmettere emozioni, sentimenti, forza... e quando questo avviene, se sia stata registrata precedentemente o venga eseguita dal vivo penso che sia un particolare di nessun conto. Voglio dire, l’importante è quello che la musica riesce a far arrivare al pubblico.

Quindi è più importante il risultato finale del mezzo con il quale si raggiunge?


Certo, è molto più importante l’emozione che non la tecnica; ripeto, è molto più importante un pezzo che dia emozione al pubblico, che non un pezzo eseguito in modo tecnicamente perfetto ma freddo... penso che sia una delle disquisizioni normali nella musica classica, ed è anche la differenza che c’è tra un direttore d’orchestra e un altro.

Un milione di spettatori: ve lo aspettavate un successo così? "Notre Dame de Paris" ha forse colmato un vuoto nel panorama italiano?


Esatto, "Notre Dame de Paris" è andato a riempire uno spazio che sta tra l’esibizione dal vivo di un artista, come Ramazzotti, Pausini o Ligabue, e il semplice amante del bel canto italiano, che magari non può permettersi di andare alla Scala o in altri grandi teatri italiani, ma che magari canta mentre si fa la barba al mattino; o il panettiere che fa la consegna a domicilio, in bicicletta, nella provincia italiana, fischiettando, perché ricordiamolo, esistono ancora queste realtà. Siamo quindi andati a cercare proprio questa fascia, esattamente quella per cui lavorava lo stesso Puccini; infatti, come ho ricordato durante la conferenza stampa, "Notre Dame de Paris" si rifà alla grande tradizione del melodramma italiano... anche "Madame Butterfly" e "Turandot", in fondo, erano opere nazional-popolari.

Adesso c’è spazio in Italia anche per grandi musical come "Il Fantasma dell’Opera" e "I Miserabili" che nel nostro Paese non sono mai arrivati?


Secondo me sì; noi stessi stiamo già producendo altre cose, come la "Tosca" di Lucio Dalla che debutterà il 9 ottobre al "Gran Teatro" di Roma. Lo spazio c’è, ma alla luce di quanto abbiamo fatto con "Notre Dame": la gente vuole più che mai la qualità. Il pubblico ha bisogno di avere la garanzia che quello che vede è veramente un prodotto ben fatto. Le produzioni povere, inventate, purtroppo non hanno futuro.

Punterete sulla stanzialità dell’allestimento o sul tour? L’Italia soffre di provincialismo cronico, se lo spettacolo non va nelle province difficilmente lo spettatore si muove per andare a vedere lo spettacolo a Milano o a Roma...


Già, questo succede anche perché il nostro Paese ha una geografia molto estesa... Pensi che i nostri artisti sono partiti questa mattina alle 6 da Palermo per essere a mezzogiorno a Trieste, ed è proprio questa dimensione che è molto costosa e difficile, stancante, non all’altezza dello spettatore "normale". Al di là dei grandi bacini di utenza come Milano o Roma, è chiaro che lo spettacolo deve andare in tournee. Noi stessi, da ottobre, ritoccheremo con "Notre Dame de Paris" tutte le città capoluogo di provincia perché c’è richiesta e perché comunque sono catalizzanti rispetto al loro territorio.

Lasciamo Roberto Fregnani, che ha ringraziato "Amici del Musical" per i numerosi riconoscimenti della recente edizione dell’IMTA, e incontriamo Vittorio Matteucci, che in "Notre Dame de Paris" interpreta il ruolo di Frollo.

Vittorio, siete appena a metà del tour, vi aspetta un altro anno di repliche...


Altroché! Speriamo di arrivare fino a marzo 2004, con il ritorno al Gran Teatro di Roma... E’ una grande esperienza e non sembra mai avere fine! Tutti noi continuiamo a vivere in un bellissimo e magico momento, il gruppo è ancora molto coeso e concorriamo tutti per lo stesso obiettivo, che è uno solo: quello di far divertire ed emozionare la gente. E finora lo abbiamo sempre raggiunto, in tutte le 23 città che abbiamo toccato.

Ma che effetto fa cantare ogni sera di fronte a qualche migliaio di persone?


Fa un effetto che bisogna saper controllare! Nel senso che potrebbe essere devastante... se uno non sta coi piedi per terra potrebbe anche impazzire! Per fortuna è andato tutto bene, abbiamo compreso l’importanza che ha il gruppo in questo spettacolo e, soprattutto, l’importanza del meccanismo: ogni parte dello spettacolo concorre a costruire l’intera opera, e ci deve essere perfetta armonia fra le parti. Non ci sono protagonismi, e anche questo credo sia una parte essenziale del successo di "Notre Dame de Paris".

Dal giorno del debutto è cambiato qualcosa nell’interpretazione del tuo personaggio, Frollo?


No, perché il lavoro di stage che è stato fatto prima del debutto è stato capillare, e quindi avevo già studiato e capito le varie sfaccettature del mio personaggio. Sicuramente è un po’ cresciuto dal punto di vista artistico, perché pian piano prendi confidenza con il pubblico e con il personaggio stesso, e a mano a mano diventa sempre più solido.

Toccare tante città in così poco tempo, e trovarsi di fronte tanti pubblici diversi... ci sono differenze da una parte all’altra d’Italia?


Devo dire: nessuna! Questo spettacolo, grazie alla sua grande popolarità, riunisce tutti i ceti, le culture, le età... hai di fronte bambini dai tre anni a gente di novanta, e tutto il pubblico, indifferentemente, è emozionato. Dal Nord al Sud abbiamo trovato la stessa risposta, una grande emozione e partecipazione. C’era bisogno, in Italia, di uno spettacolo così: ci distacchiamo finalmente dalla cultura del musical anglosassone, così come loro l’hanno sempre inteso, e recuperiamo un po’ della nostra cultura passionale mediterranea attraverso il percorso dei nostri grandi autori come Verdi e Puccini.

Al di là di Frollo, c’è qualche altro personaggio in "Notre Dame de Paris" che ti piacerebbe interpretare?


Durante le audizioni ho interpretato Clopin e Quasimodo; e se dovessi scegliere, sceglierei quest’ultimo, perché è talmente opposto al personaggio di Frollo che mi piacerebbe misurarmi con una personalità completamente diversa.

E di altri musical?


Beh, ho avuto la fortuna di interpretare il mio personaggio preferito di tutti i tempi, che è Judas in "Jesus Christ Superstar"... almeno fino a che non è arrivato "Notre Dame de Paris", che si è portato via il mio cuore! E forse... almeno nella fantasia... mi piacerebbe interpretare il padrone di casa del "Rocky Horror Show"! Al di là della guepierre... voglio dire, mi ha colpito soprattutto l’interpretazione che ne fa Tim Curry nella versione cinematografica: un personaggio così estremo!... Mi piacerebbe, sì, tutto sommato...

Allora buon lavoro, e arrivederci al PalaTrieste...


Grazie, e un saluto a tutti gli Amici del Musical!

Ed ora Lola Ponce. Bellissima sui manifesti, da vicino è semplicemente stupenda. Parla un italiano ancora un po’ zoppicante, ma chi se ne accorge?

Lola Ponce, vedendoti dal vivo si capisce perché ci sono tre uomini che in "Notre Dame de Paris" perdono la testa per te... (Lola sorride, annuisce e ringrazia arrossendo leggermente, ndr) Comunque, interpretare Esmeralda, sera dopo sera, che emozione dà?


Mi ha dato una grandissima emozione! Sono cresciuta col pubblico, consapevole di quello che la gente ama: la notorietà, la spontaneità... Ho perciò cercato di plasmare il personaggio sulla mia personalità: Esmeralda nasce libera, e Lola le ha dato ancora più libertà... Mi sono preparata tantissimo per questo personaggio. Prima, nel mio paese, cantavo, danzavo e recitavo, ma mai contemporaneamente come "Notre Dame de Paris" richiede... E mi diverto! Sebbene ci siano coreografie da seguire, sono sempre molto libera nell’interpretazione.

La stessa domanda che ho fatto a Vittorio: esibirsi ogni volta davanti a migliaia di persone, che effetto fa?

C’è una responsabilità enorme: ad esempio adesso, che ho un raffreddore, devo comunque uscire sul palco e dare il 100%: la gente non sa che sono raffreddata! Lo spettacolo è dal vivo, e comunque c’è un po’ di tensione, ma ti giuro che alla fine la voce esce... E davvero ogni sera c’è una folla enorme di persone, tu vedi solo tanti punti nel buio, ma con la gente nelle prime file c’è uno scambio continuo di energia... a volte vedo il pubblico emozionato, e tante volte mi emoziono anch’io... quando vedo una persona piangere, io... è indescrivibile, è favoloso!

I triestini si vantano di esser un pubblico molto preparato in fatto di operette e musical... come li affronterai?

La realtà è che ho affronto ogni volta qualsiasi tipo di pubblico con la stessa responsabilità, stessa energia, stessa adrenalina... sul palco sono me stessa, riesco ad uscirne sempre tranquilla, a differenza di tanti artisti che magari si fanno prendere un po’ dal panico... io mai, magari i primi tempi avevo un po’ il fiatone perché avevo una specie di tuffo al cuore, ma poi mi lascio andare, sono spontanea, e tutto quello che è spontaneo è recepito bene dal pubblico.

Come affronti questa lunga tournee?


E’ una grande fatica, ogni volta cinque o sei valigie, preparare tutto e spostarsi non è così facile come sembra, però mi rende felice, che devo dirti... Stare 10 o 15 giorni in un posto, arrivare e partire, conoscere nuova gente, nuove culture, nuove storie... Questo lavoro mi rende davvero felice!

Hai mai pensato al dopo "Notre Dame"?


Veramente mi sto concentrando per ritrovare Lola, dopo tanti mesi di Esmeralda, per fare un disco... Il prossimo personaggio che interpreterò sarà quindi...me stessa! C’è infatti tanta gente che vuole apprezzarmi non solo per questo ruolo, ma anche per quello che sono, sentirmi cantare in spagnolo che è la mia lingua d’origine... Ci sto lavorando!

Francesco Moretti

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